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02.12.2017

Piano Bul, fusione Open Fiber-Metroweb sotto la lente della Corte Ue

 


02.12.2017

OPERATIVA UFFICIALMENTE LA SEZIONE CONDOMINI


Questa lettere fa il paio con la lettera che qualche settimana fa vi abbiamo presentato e che viene inviata agli amministratori dalle stesse aziende .

 

C’e da capire come  sia possibile che non si riesca a comprendere che, la metodologia utilizzata, non è in sontonia con i ver interessi del condominio e che sono stati  spiegati diverse volte, attraverso lo slogan “IL CONDOMINIO E’ MIO E ME LO CABLO IO“.

Slogan, che oggi più  che mai ,va divulgato ovunque e con chiunque, non per altro per far capire a tutti !!!!che l’impianto multiservizio si qualcosa di più di un FTTH proposto da queste aziende.

L’impianto multiservizio è una vera anima del palazzo che comprende tv,satellite citofonia,videosorveglianza e anche FTTH.

L’impianto multiservizio deve essere una REDDITIVITA‘ per il condominio e non il condominio essere un REDDITO per qualqunaltro.

Ribadiamo “Il condominio è mio e me lo cablo io


07.09.2017

Parte il nuovo canale in chiaro cine sony!!!

https://www.digital-news.it/news/televisione/43966/novita-da-oggi-sul-canale-55-digitale-terrestre-arriva-in-chiaro-cine-sony#disqus_thread


 

Fibra FTTH a Roma? Una chimera, solo 3mila indirizzi coperti
Roma è in ritardo sulla fibra FTTH. Secondo i dati AGCOM gli indirizzi singoli raggiunti sono solo 3mila. I piani TIM, Fastweb e Open Fiber parlano di 2018.

di Dario D’Elia @dariodelia74 4 Settembre 2017, 13:00 (Fonte AGCOM Broadbandmap)
Fibra FTTH a Roma? Una chimera, solo 3mila indirizzi coperti
Roma caput mundi, ma non certo della fibra. La situazione attuale, quando la copertura della rete FTTH, è a dir poco disastrosa. TIM e Fastweb, grazie alla joint-venture Flash Fiber, hanno promesso di raggiungere il 62% delle abitazioni entro la fine del 2018 ma la strada appare in salita.

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E certamente ci vorrà del tempo anche per il piano Open Fiber, che in base all’accordo con Acea, punta a coprire la maggior parte del territorio entro 4/5 anni – i primi lavori partiranno nel primo semestre 2018.

Copertura FTTH a Roma Copertura FTTH a Roma
Secondo gli ultimi dati AGCOM, consultabili sulla piattaforma Broadbandmap, la Città Metropolitana di Roma consta di una popolazione di 4,3 milioni e circa 1,9 milioni di famiglie. Di queste 1 milione ha attivato servizi ADSL, 345mila gode di servizi Vdsl e solo 28.965 ha attivato servizi FTTH. Gli accessi con velocità maggiore o uguale a 30 Mbps sarebbero circa 355mila.

Il dato negativo dell’FTTH – la fibra che raggiunge l’appartamento e non solo il cabinet – è legato al fatto che le zone raggiunte sono pochissime. Guardando la mappa si scopre che vi sono alcune aree tra Monte Mario e Villa Borghese, qualcosa a Colle Ostiense e all’EUR, micro-aree in centro vicino al Colosseo e poco più.
La copertura FTTH è infatti di soli 3mila indirizzi distinti, contro ad esempio i 96mila di Milano e i 44mila di Torino. Insomma, la capitale è allineata a Bari che ne vanta circa 9mila. Da ricordare che quando si parla di indirizzi distinti si intendono anche condomini che possono ospitare più famiglie.

Sul fronte eVdsl la situazione è migliore poiché vanta 433mila indirizzi serviti, contro ad esempio i 141mila di Milano. Resta il fatto però che circa il 25% delle linee complessive romane è accreditato di una velocità tra 2 e 30 Mbps, il 38% tra 30 e 100 Mbps, il 32% sopra ai 100 Mbps. A Milano invece si parla del 55% sopra la soglia dei 100 Mbps, il 25% tra 30 e 100 Mbps e il 18% tra 2 e 30 Mbps.

Questo è un dato di stima infrastrutturale piuttosto attendebile, ma nella realtà lo scenario potrebbe essere peggiore. Per altro se a Roma il 2% è accreditato di prestazioni inferiori a 2 Mbps, nella provincia di Milano questa scende all’1%.

Insomma, nella capitale oltre al problema idrico e di trasporto pubblico, c’è anche quello della fibra. E legittimamente per alcuni potrebbe essere secondario.

https://www.tomshw.it/fibra-ftth-roma-chimera-solo-3mila-indirizzi-coperti-88007


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31.08.2017

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22.08.2017

sito del sinfi catasto infrastrutture da leggere e capire

http://www.sinfi.it/

 


14.08.2017

Luglio 2017: le offerte ADSL e Fibra Ottica più vendute!

http://www.lastampa.it/2017/07/17/economia/tariffa-it/luglio-le-offerte-adsl-e-fibra-ottica-pi-vendute-7Vnedmu7OGhDMGOcBD28IK/pagina.html


http://www.lastampa.it/2017/08/07/economia/bassanini-la-rete-telecom-a-noi-di-open-fiber-oppure-separata-dalla-casa-madre-DGhE8vru4nI3wQJYwW2WHL/pagina.html

Bassanini: “La rete Telecom? A noi di Open Fiber. Oppure separata dalla casa madre”

Il presidente della società Tlc: «È buona regola dividere l’infrastruttura dai servizi»
ANSA
Pubblicato il 07/08/2017
PAOLO BARONI
ROMA

Il futuro della rete Telecom? Sul tavolo oggi le opzioni sono due: o conferire tutto a Open Fiber, la società mista Cassa depositi-Enel impegnata a diffondere la banda ultralarga in tutto il Paese, oppure staccare l’infrastruttura dalla casa madre, come è avvenuto in passato nel gas e nell’energia, e quindi lasciare che le due società si facciano concorrenza. «L’impressione – spiega Franco Bassanini, ex presidente di Cdp ed oggi numero uno di Open Fiber – è che l’accelerazione che c’è stata negli scenari tecnologici e di mercato spingerà a decisioni rapide. Decisioni del mercato, dunque di Telecom e di suoi azionisti, o dello Stato, anche se le elezioni imminenti non favoriscono una decisione delle istituzioni».

 

Di scorporo si parla ornai da vent’anni. Oggi ha ancora senso? 

«Premesso che ha ragione il ministro Padoan a sostenere che nelle utilities è buona regola separare la proprietà delle reti da quelle dei servizi, soprattutto quando le infrastrutture di rete non sono moltiplicabili a piacere, bisogna chiedersi se questa regola valga ancora oggi».

 

La sua risposta qual è?

«Che valga più che mai, perché negli ultimi anni nel mondo delle tlc stanno cambiando molte cose. Penso innanzitutto all’arrivo della fibra, incentivato altrove anche dal passaggio delle reti Tv cavo allo standard Docsis 3.1 che offrirà agli utenti finali 10 gigabit al secondo. Le reti tlc tradizionali possono competere con loro solo passando alla fibra fino a casa. Nei Paesi più avanzati, Usa in testa, ciò spingerà il mercato a produrre sempre di più prodotti, dalle app, ai video, ai programmi di medicina a distanza che richiedono grande capacità di banda, la stessa che richiede (anche per una questione di affidabilità e di latenza) la rivoluzione 4.0. E poi c’è la telefonia mobile 5G che a sua volta richiederà una infrastruttura molto più capillare di quella attuale a partire da una moltiplicazione dei ripetitori 15 volte superiore a quelle attuali. Celle che devono essere collegate tra di loro con la fibra, che è la stessa fibra che si posa per arrivare in tutte le case e gli uffici. E’ un’operazione che richiede investimenti molto più costosi di quelli tradizionali. La rete tlc diventerà come gli aeroporti, non conviene a ogni compagnia aerea farsi il suo. O come le autostrade. Una infrastruttura al servizio di tutti evita il rischio che questi investimenti non siano sostenibili, oppure che vengano fatti col contagocce e l’Italia resti indietro rispetto alla concorrenza internazionale. Insomma oggi ci sono ragioni che non c’erano venticinque anni fa quando venne privatizzata Telecom».

 

Ma oggetto dello scorporo è soprattutto la rete di rame di Telecom. Roba vecchia, superata?

«Mettiamola così: se metto in una bottiglia 30% di olio di oliva e 70% di olio di semi lo posso vendere come olio d’oliva? No, le regole europee e nazionali lo impediscono. Se uno mette la fibra fino all’armadio e poi a casa arriva col rame dicendo “ti porto la fibra o la superfibra” in Francia non lo può fare perché la legge lo vieta, in Italia invece lo può fare. E questo fa si che ci sia molta confusione sui servizi offerti. Detto ciò, la rete di Telecom non è un ferrovecchio come qualcuno dice, ma va rapidamente sostituita dalla rete in fibra. Ma ovviamente c’è un forte interesse aziendale di Telecom a prolungare per il tempo più lungo possibile la vita della rete in rame, perchè è un asset iscritto a bilancio con una valutazione molto elevata, e poi va messo in conto che in gran parte d’Italia le consente (ancora, ma per poco) di essere in posizione monopolista».

 

Open Fiber invece cosa offre?

«OF è nata per costruire una rete a prova di futuro, dunque tutta in fibra fino a casa. E per offrirla a tutti i 320 service providers italiani. Siamo anche un pungolo competitivo nei confronti di Telecom Italia, risultato che già si vede, perché Telecom è stata costretta ad accelerare sugli investimenti. Noi investiremo circa 7 miliardi di euro, compresi i contributi dello Stato, allo scopo di raggiungere 19 milioni di abitazioni, ovvero il 70% della popolazione nazionale. Il nostro modello è il ”wholesale only”, costruiamo una infrastruttura neutrale, che non vende ai clienti finali ma solo ai provider. Un modello che nel mondo è ancora raro, ma che si sta già affermando in Australia, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Singapore e da ultimo in Uk».

 

Che sbocco vede per la situazione italiana? 

«Le strade sono due. La prima prevede che gli azionisti di Tim decidano che conviene a tutti, non solo al Paese ma anche a loro, liberarsi della rete, che comporta oggi investimenti molto costosi, soprattutto una volta che non saranno più monopolisti. Naturalmente cercando di valorizzare al massimo l’asset che hanno. Open Fiber, o i suoi azionisti, sono in questo caso ben posizionati per acquisire la rete Telecom, potendo sfruttare al meglio le sinergie tra le due reti e accelerare la migrazione di tutti dal rame alla fibra, con vantaggi importanti anche per i clienti finali».

 

Il presidente di Tim de Puyfontaine parlando con “la Stampa” si è detto disponibile a ragionare.

«Intervista storica, perché è la prima volta che ufficialmente Telecom apre a questa ipotesi».

 

E se invece il progetto si arena?

«Continuerà la competizione infrastrutturale e vincerà il migliore. Sempreché le istituzioni non decidano di imporre la separazione societaria della rete come ora in Gran Bretagna (e come si fece in Italia per la rete gas Snam). La separazione societaria riduce i rischi di abuso di posizione dominante, e la competizione infrastrutturale continuerebbe tra due società whole sale only. Sarebbe più facile anche arrivare a qualche forma di accordo o di integrazione, che eviti la duplicazione di infrastrutture e consenta di accelerare la costruzione della rete di nuova generazione».

 


 

 

https://www.tomshw.it/sky-fibra-anche-italia-grazie-open-fiber-trattative-87432

 



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